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Comunità OFM Convento Eremo S. Felice - Cologna Veneta (VR)

Eremo San Felice

XIX Domenica del Tempo Ordinario Anno A

2026-08-09 06:07

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Riflessioni,

XIX Domenica del Tempo Ordinario Anno A

9 agosto 2026  1Re 19,9a.11-13; Ps.R. 84(85);  Rm 9,1-5;  Mt 14,22-33 SONO IO! In questa pagina di Matteo distinguiamo una parte riguardante solamente

9 agosto 2026

 

 

1Re 19,9a.11-13; Ps.R. 84(85);  Rm 9,1-5;  Mt 14,22-33

 

SONO IO!

 

In questa pagina di Matteo distinguiamo una parte riguardante solamente la persona di Gesù, ed un’altra invece le relazioni fra Gesù, Pietro ed i discepoli.

 

Come domenica scorsa anche in questo episodio Gesù ha il proposito di ritirarsi in un luogo deserto, da solo. Ci aveva provato anche nel vangelo di domenica scorsa, dopo aver udito del martirio del Battista se ricordiamo bene però, aveva incontrato una folla affamata, per cui si trattenne con essa fino ad operare il grande prodigio della moltiplicazione dei pani. In questo domenica scorsa leggevamo un insegnamento su come Gesù si lasciasse guidare dagli eventi.

 

Trovavamo così una prima preziosa considerazione da lasciar maturare: Gesù non volle mai essere padrone assoluto delle sue decisioni, ma era costantemente attento alla volontà del Padre Suo, aderendo a come essa si manifestasse nella quoditianità. Come per Gesù, anche per noi, il tempo diveniva così luogo prezioso di ricerca della volontà d’amore del Padre che in esso si manifesta nei modi più imprevedibili.

 

Qui, finalmente, dopo la moltiplicazione dei pani, vincendo le resistenze dei dodici, Gesù riesce a congedare la folla e può finalmente attuare il suo proposito di ritirarsi tutto solo, sul monte, a pregare. Gesù non forza però i discepoli a condividere le sue scelte, al contrario: comanda loro di precederlo sull’altra riva del mare. Prendano pure la barca, Lui li avrebbe ad ogni modo recuperati dopo. Non perdiamo pertanto l’intensità del v.23 “Congedata la folla, salì sul monte, in disparte a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo” (Mt 14,23). Contempliamo questa preghiera di Gesù: insistente, fedele, prolungata, profonda, solitaria…

 

Nel frattempo la barca dei dodici, nella notte, incontra una tempesta “agitata dalle onde, nel vento contrario” (v.24). Matteo ci dona in questo un eloquente simbolismo delle difficoltà dei discepoli: il vento contrario, così come le onde minacciose, rappresentano le tempeste, i drammi, le angosce che ogni esistenza deve attraversare. Il mare agitato, la notte, la tempesta sono la cifra di ogni situazione attraversata dall’angoscia. Il lettore qui potrà richiamare pagine bibliche come il diluvio universale, Abramo sul Moria, o la traversata del Mar Rosso. Anche la barca dei discepoli, lasciati soli, nella traversata del mare di Galilea va incontro ad un dramma analogo.

 

Gesù, tuttavia, solo apparentemente lascia soli i discepoli, infatti, alla quarta veglia della notte, si presenta camminando sul mare. Si tratta d’una scena meravigliosa: nessuno, tranne Dio, può camminare sulle acque! Nelle Scritture le acque del mare sono un simbolismo della morte, pertanto Gesù che va ai discepoli camminando sulle acque agitate diviene un meraviglioso preannuncio della Risurrezione! Il mattino di Pasqua Gesù avrebbe posto sotto i suoi piedi la morte, simboleggiata dal mare! Gesù si presenta dicendo “Coraggio, sono Io, non abbiate paura!” (v.27). Cogliamo il prezioso il dono del coraggio, ma anche come l’espressione sono Io richiami il nome stesso di Dio “Io sono Colui che sono!”. Come a dire “Non abbiate timore, coraggio, io sono il Dio della vita che vince la morte e sono in mezzo a voi!”

 

La seconda parte del brano riguarda le relazioni fra Gesù, Pietro ed i discepoli. Alla vista di Gesù sulle acque Pietro esclama : “Comandami di venire verso di te sulle acque!” (v.28). Sembra quasi che, per credere, a Pietro non bastino i segni che Gesù sta donando, ma abbia bisogno di altri segni, ulteriori, che vuole lui: “Comandami di venire verso di te sulle acque!”. Quante volte anche noi, per iniziare a credere pretendiamo quasi da Dio qualche segno che vogliamo noi. Pretendiamo di scegliere noi i segni necessari per credere, senza aprirci, con docile fiducia, e umiltà, a quelli che ci vengono dati!

 

Gesù pare accogliere con benevolenza la sua richiesta-pretesa, ma Pietro ben presto affonda nelle acque, sopraffatto dall’angoscia. Nonostante abbia ricevuto i segni domandati i suoi dubbi permangono ed il mare inizia ad ingoiarlo, così grida “Signore salvami!” (v.30) facendo un prezioso salto di qualità: per credere non pretende più i segni che lui vuole, ma si affida totalmente a Gesù (che afferra la sua mano, e lo trae in salvo!).

 

Come a dire che quando ci affidiamo a Gesù Lui afferra saldamente la nostra mano. Come Pietro anche noi abbiamo aspettative, attese di conferma, pretese di segni particolari. Ma Gesù è il Signore, l’Onnipotente, l’uomo forte che non si lascia scassinare la casa (Mt 12,29): se presi, afferrati, ed accolti da Lui non avremo necessità di nient’altro! Anche per Paolo persino i segni della sua appartenenza ebraica, ad un dato momento, di fronte a Cristo, divennero “come spazzatura” (Fil 3,8).

 

Matteo ci sta parlando dell’itinerario di fede di Pietro, e pertanto di ogni suo lettore! Attraverso questo brano tutti noi siamo chiamati a passare dalla religione (dalla richiesta cioè di segni e miracoli per poterci fidare di Dio) alla fede cioè alla capacità di accettare, accogliere e far nostri, i segni che Lui dona nella nostra storia. “Coraggio, sono io, non abbiate paura” (v. 27).

 

Padre Santo solo il Figlio Tuo può mettere sotto i suoi piedi il mare, il male, e la morte. Donaci nel tuo Santo Spirito, la gioia rinnovata di sentirci da Te amati, con te intimi e famigliari nel Tuo Figlio Gesù, donaci di vivere nella pace e nella serenità che ci è stata guadagnata dal Salvatore del mondo.

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