22 febbraio 2026
Gn 2, 7-9; 3, 1-7; Sal 50; Rm 5, 12-19; Mt 4, 1-11
IO SONO FIGLIO DI DIO, DUNQUE…NON POSSO NON ASCOLTARLO!
Mercoledì, con la celebrazione delle ceneri, abbiamo iniziato il nostro cammino quaresimale, un tempo liturgico speciale che la Chiesa dedica ad una cura più assidua della vita spirituale e che costituisce un invito a progredire nelle vie del Signore, aderendo sempre meglio al cuore di Dio, che è un cuore di amore e di Grazia continuamente donata! Concretamente poi questo si traduce anche in un rinnovato impegno a vincere il nostro egoismo che fa capolino, in modo più o meno subdolo, in mille modi diversi, nelle nostre giornate, e non è sempre così facile da smascherare come pensiamo!
In questa prima domenica, in particolare, la liturgia ci guida in un giardino ed in un deserto, e quale contrasto emerge dal confronto fra questi due luoghi! Da una parte troviamo infatti lo scenario del giardino della prima creazione, colmo del verde degli alberi e dei mille colori dei frutti maturi, luogo in cui i nostri progenitori, Adamo ed Eva, vennero tentati; dall’altra parte troviamo invece, nel Vangelo di Matteo, il deserto in cui Gesù, Figlio di Dio vivente, viene sottoposto alla prova. Alla fine della Quaresima, il Venerdì Santo, la lettura della Passione del Signore terminerà con la descrizione della sepoltura di Gesù, che avviene in un’ altro giardino (Gv 19,41-42). Dopo tre giorni, lì si manifesterà risorto, ridonandogli la luce e la bellezza originarie, essendo rimasto fedelmente unito al cuore del Padre. L’accostamento dei due luoghi, il deserto ed il giardino, così distanti fra loro, serve per farci comprendere come ci siano due modi diversi per relazionarsi con Dio, quello del deserto, e quello del giardino. E’ proprio dal modo con cui ci relazioniamo con Dio che dipendono poi anche il modo con cui ci relazioniamo sia con i beni della creazione, sia con il nostro prossimo…
Matteo scrive che “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo” (Mt 4,1); cioè, Gesù non va nel deserto per digiunare, ma per affrontare il demonio! Il Nuovo Adamo, Gesù, s’inoltra nel deserto per affrontare a viso aperto e vincere la tentazione nella quale il primo Adamo era invece caduto. Osserviamo la distanza che c’è fra la sazietà di Adamo, che aveva a sua portata tutti i frutti del giardino, e la fame di Cristo nel deserto! Questo fa risaltare ancora di più il contrasto fra l’insipienza di Adamo, e la fede di Cristo….
Un primo messaggio che possiamo ricavare da tutto questo è che se la Quaresima chiama tutti ad entrare nel deserto per digiunare, lo fa per insegnarci a non seguire e a non gratificare più le nostre passioni istintive. Il vero significato del digiuno cristiano è quello del digiuno dalle nostre passioni egoistiche e disordinate, e non dai cibi! Questo per lasciare emergere la verità nella nostra vita, e perché possiamo imparare a vederla con occhi puri e chiarezza di sguardo!
Ecco allora l’esercizio della Quaresima: imparare a guardare noi stessi in verità, con franchezza, guardando senza paura al bene ed al male che ci sono nel nostro cuore, andare una volta l’anno nel deserto per imparare a guardare alla radice profonda dei nostri difetti, e cioè a quell’egoismo (attaccamento disordinato a noi stessi) che è all’origine di tanti nostri atteggiamenti e comportamenti sbagliati.
Il serpente per ingannare Eva le dice “Sarete come Dio”; è in fondo la tentazione dell’auto-affermazione sugli altri, e persino su Dio, che si manifesta in tanti momenti quotidiani: i nostri risentimenti per un nonnulla (come siamo permalosi!! e basta così poco per sentirci offesi!!), oppure le nostre ostinazioni nel volerla avere sempre vinta, e potremmo continuare con gli esempi!
Ecco, per arrivare alla radice di queste manifestazioni che sono in fondo espressioni di un’egoismo non ancora risolto, occorrono il digiuno e la preghiera, cioè un continuo dialogo con Dio, in Cristo.
Non si tratta tanto di mettesi a pensare, ma di metterci in verità davanti alla persona di Cristo: saranno la sua luce e la sua grazia a consentirci di giungere (intuitivamente) alle radice del nostro egoismo. “Se sei figlio di Dio” è quello che il demonio dice a Gesù, "se sei figlio di Dio non hai diritto di possedere tutti i regni della terra? In fondo il demonio sfida Gesù ad affermare se stesso. Gesù risponde “Non metterai alla prova il Signore tuo Dio!” “Il Signore Dio tuo adorerai, a lui solo renderai culto!” cioè, attaverso la Parola di Dio, Egli richiama il rapporto di docilità, mansetudine ed amore che intercorre fra Lui ed il Padre.
Ecco allora il senso del digiuno di Gesù, e della nostra Quaresima: la scoperta del nostro più vero ed autentico rapporto con il Padre. Ogni tentazione del demonio in fondo non è altro se non una spinta ad auto-affermare sè stessi, così come ogni risposta di Cristo non è se non una maggiore e più piena adesione amorosa al Padre che è nei cieli. E’ un po' come se Gesù dicesse (e ci dicesse): Io sono figlio di Dio, dunque non posso far altro che nutrirmi e vivere di ogni Sua Parola; da questo nutrimento traggo quella luce e quella gioia, che mi portano a desiderare d’essere sempre più unito al Padre mio attraverso un’obbedienza a Lui che è tutta la mia vita”
Che il Signore ci accompagni in questa Quaresima a crescere secondo il suo cuore!

