1 Marzo 2026
Gen 12,1-4 Sal 32 2Tm 1,8-10 Mt 17,1-9
UNA LUCE CHE RINNOVA
Due scene dominano questa domenica, quella della chiamata di Abramo a lasciare la terra del proprio padre, e la pagina colma di luce accecante e misteriosa della Trasfigurazione del Signore.
La quaresima, come sappiamo, vuole prepararci alla Pasqua facendoci ripercorrere a grandi linee, le tappe principali del Primo e del Secondo Testamento. Così in questa seconda domenica ci ricorda che se siamo figli di Adamo, come era stato evocato domenica scorsa, lo siamo però anche di Abramo, nostro padre nella fede! Anzi, a voler essere precisi, la storia della salvezza inizia proprio con Abramo, e precisamente con questa pagina odierna di Gen 12. In essa vediamo come il patriarca divenne pellegrino di Dio e padre di tutti i credenti, tutti, come lui pellegrini dell’Assoluto. Che bella occasione per ricordare anche a noi che essere credenti significa innanzitutto aprirci ogni giorno all’invito a divenirlo sempre di più!
Ma cosa significa divenire pellegrini nella fede? La fede dove ci conduce, e attraverso quali vie ci fa camminare? A queste domande risponde la salita di Gesù al Tabor, rivelando ai discepoli come sia attraverso la via della passione che si giunge alla vita nuova della resurrezione. In ogni caso una prima, preziosa, risposta a quelle domande è presente già nel libro del Genesi “Allora Abramo partì, come gli aveva ordinato il Signore” (Gen 12,4). La fede di Abramo, il suo credere era un partire che comportava un lasciare, per Abramo partire significava anche lasciare ogni sicurezza. La lettera agli Ebrei dirà che Abramo partì “senza sapere dove andava” (Eb 11,8) e che la terra promessa non solo era sconosciuta, ma che gli sarebbe stata solamente “mostrata” da Dio, mostrata non “data” nè “consegnata”.
Nella domenica attuale inoltre, insieme all’invito a ripetere il cammino di Abramo, c’è anche quello di condividere con Gesù la salita al Tabor, lasciando alle nostre spalle tutto quello che tenderebbe a trattenerci. In questo la fatica viene ricompensata dalla gioia della cima conquistata…
La voce di Dio che scende dal cielo sul Tabor fa due affermazioni: la prima è “Questi è il Figlio mio prediletto..”(v.5), la seconda “Ascoltatelo” (v.5c), che potremmo tradurre con risvegliatevi dal sonno! Non dormite, siate attenti! I discepoli infatti sono pieni dei loro pensieri, idee, sogni, chiusi dentro un loro mondo, ed ora devono uscirne, proprio come Abramo! Devono uscire insomma dalla loro chiusura mentale e di cuore. Per aprirsi alla fede devono cioè (anche loro come tutti…) disambiguare la loro fede: dal logica dettata dalle proprie abitudini (s’è sempre fatto così), dal buon senso, dal pensiero corrente (tutti pensano così) ad una nuova prospettiva. Il senso dell’invito di Gesù “Alzatevi, non temete!”(v.7) è un invito con cui aprendo nuovi orizzonti, e nuove porte, indica nuovi cammini.
La fede in Cristo e nell’Evangelo quando è matura fa proprio così: apre a nuovi significati esistenziali, a nuovi modi d’interpretare la realtà, a nuove possibilità di vita, stimolandoci ed invitandoci a scelte e percorsi mai prima pensati!
In buona sostanza questa seconda domenica di Quaresima ci dice che essere cristiani maturi vuol dire essere in cammino come Abramo, divenire viandanti come Lui, avendo il coraggio di “salire” di staccarci cioè dai nostri consueti piccoli conti, per cercare di superare (o almeno di provarci!) i nostri limiti, nutrendoci d’un incontro con il Dio vivente che ci apre finestre ed orizzonti sempre nuovi!
L’invito è a programmare, vivere e difendere spazi di silenzio, preghiera e contemplazione sufficientemente regolari ed intensi da investire di luce nuova il grigiore della nostra ferialità, aiutandoci a crescere con gioia in una sempre maggiore sintonia col dono di Dio.
Accogliamo l’invito al coraggio di partire come Abramo, per una terra sconosciuta, quella della fede e della carità, queste virtù cristiane così fondamentali hanno il dono di rendere la nostra vita ogni giorno sempre nuova, aprendoci orizzonti non abituali, aiutandoci a lasciare, come fece Abramo quelle sicurezze che le cose già viste e vissute possono illusoriamente darci.
Credere è infatti un partire, un incamminarci che ci fa lasciare alle spalle tanti approdi già sperimentati, per iniziare un viaggio in cui la meta finale più che essere conosciuta è piuttosto solo intuita e presentita. La legge, difficile e sfidante, ma sempre entusiasmante dell’amore, che cresce di giorno in giorno nel nostro cuore quando ci apriamo al suo soffio, sia la nostra guida inondando di luce rinnovata la nostra vita e rianimando in noi la speranza nella venuta del Suo Regno di verità, di amore e di pace.

