12 aprile 2026
At 2,42-47 Sal 117 1Pt 1,3-9 Gv 20,19-31
CREDO, E NON POSSO FARNE A MENO!
Celebriamo oggi la seconda domenica di Pasqua, conosciuta anche come domenica in albis, domenica cioè in albis deponendis che in latino significa domenica in cui si depongono le albe cioè le tuniche candide che i battezzati avevano indossato la notte di Pasqua in occasione del loro battesimo. Dopo averle indossate per tutta la settimana, otto giorni dopo, la domenica successiva venivano deposte per indicare il ritorno nella vita ordinaria, feriale, quotidiana.
In questa domenica vediamo come il mistero della Risurrezione del Signore ci procuri molte grazie. Gesù non è risorto solo per sé, ma per tutti noi: la sua vita nuova ha conseguenze importanti per la nostra vita.
La prima e più evidente è certamente il dono della pace. La prima cosa che dice il Risorto ai discepoli è “Pace a voi” è molto più di un saluto: è qualche cosa che si realizza nel cuore di chi vi si apre e lo accoglie. Quanti lo ricevono potranno poi propagarne agli altri la stessa grazia “Pace a voi” Come il Padre manda me, anche io mando voi!”
E’ come se il Risorto dicesse “Date pace agli uomini, portate pace e riposo alle loro divsioni e fratture interiori da cui fuoriescono malizie e cattiverie..” Dal cuore infatti nascono tutti i propositi cattivi. Forse non ci pensiamo, e tendiamo a credere che le cose si risolvano intervenendo a livello politico o legislativo, ma è dal cuore che nascono le cose cattive. La prima pace da cercare e donare è allora quella interiore. Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi! (perché senza di me non potete far nulla).
Insieme alla pace il Risorto porta anche la gioia (Gv. 20,20) “I discepoli gioirono al vedere il Signore” La risurrezione di Gesù è fonte di gioia. La lettura degli Atti dice che i primi credenti “prendevano cibo con letizia” (Atti 2,46) e S. Pietro ci attesta la gioia dei primi cristiani. “Siete ricolmi di gioia… esultate di gioia indicibile e lgloriosa..”
Oltre alla pace ed alla gioia la risurrezione di Gesù è anche sorgente di comunione fraterna e di amore. Gli Atti (2,42) ci dicono come i primi cristiani fossero “perseveranti nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere”. La comunione non era solo formale ma comportava una reale solidarietà incarnata: i credenti avevano imparato a stare insieme ed a tenere ogni cosa in comune vendevano le loro proprietà e le dividevano con tutti secondo il bisogno di ciascuno…(Atti 2,45). Insomma davvero la Risurrezione di Cristo ha un effetto di guarigione e, liberando i cuori da tante paure, apre ad una sorprendente capacità d’amore fonte di gioia!
Una fede difficile
Un secondo insegnamento di oggi è come per S.Giovanni la fede non sia mai da dare per scontata! Tommaso, che non era presente durante la prima apparizione del Risorto nel cenacolo, non vuole credere, e pone varie condizioni per farlo. Potremmo pensare che Gesù rimproveri Tommaso, ma forse non è così. Attraverso i suoi dubbi infatti Tommaso rivendicava con giusta fierezza il diritto di credere a partire da una sua esperienza personale, a partire cioè, almeno da un certo vissuto personale.
In altri termini il vangelo di oggi c’invita a non contentarci di una fede per sentito dire. In effetti la fede che proclamiamo avere perché “ci è stato insegnato così” forse non è proprio una fede matura… Infatti sevè vero che si crede quello che altri ci hanno insegnato, ma poi siamo noi che dobbiamo avere l’intuizione - o l’esperienza- che quello che ci era stato detto era buono, e giusto da credere, e pertanto è divenuta in noi un’esigenza interiore di verità aderirvi. Questa è quella che chiamiamo esperienza di fede.
Fare esperienza di fede infatti non significa vedere il Cristo vivo, come accadde ai discepoli nei giorni dopo la Pasqua. Non si tratta di vedere o di toccare Cristo (a nessuno di noi accade questo), però progressivamente, attraverso la mediazione della Parola di Dio, della vita comunitaria, e della partecipazione eucaristica, cresce in noi la coscienza che Cristo c’è ed è vivo, e credere diventa sempre più in noi un’esigenza interiore.
La Risurrezione del Signore non è una realtà avvenuta e conclusa, ma una realtà viva che continua ad accadere nella vita di ognuno. La presenza di Dio in noi dipende da come accogliamo questa verità. Credere più che aderire a qualche idea astratta è piuttosto accogliere qualcosa che diventa sempre più concreto ed incisivo in noi, nel nostro animo, man mano che vi aderiamo amandolo. Pertanto che Cristo possa vivere ancora nella nostra storia dipende anche da noi, dalla nostra apertura, dal nostro amore, dalla nostra gioia.
Che il Signore ci aiuti pertanto in questa domenica a proclamare la nostra fede ed a riconoscerne il suo straordinario valore: essa oltre che essere sorgente continua, e sempre rinnovata, di pace, gioia ed amore, è soprattutto fonte di unione intima e rinnovante con il Risorto e, tramite Lui, con il Padre celeste.

