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Comunità OFM Convento Eremo S. Felice - Cologna Veneta (VR)

Eremo San Felice

XVIII Domenica del Tempo Ordinario Anno A

2026-08-03 06:40

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Riflessioni,

XVIII Domenica del Tempo Ordinario Anno A

2 agosto 2026  Mt 14,13-21; Is.55,1-3; Ps.144; Rm.8, 35.37-39 DIO BASTA ALLA MIA VITA? Focalizziamo bene l’inizio dell’episodio, cioè il modo con cui

2 agosto 2026

 

 

Mt 14,13-21; Is.55,1-3; Ps.144; Rm.8, 35.37-39

 

DIO BASTA ALLA MIA VITA?

 

Focalizziamo bene l’inizio dell’episodio, cioè il modo con cui Gesù, di fronte alla notizia drammatica del martirio di Giovanni Battista, reagisce ritirandosi nel deserto.

 

Gesù non inveisce, non rilascia interviste, non condanna, non profetizza, non fa manifestazioni, non protesta, né grida. Anechoresen ekeithen dice Matteo che (più o meno) potremmo tradurre con s’allontanò in cerca di solitudine. Il verbo greco anakoreo indica infatti il deserto, l’eremo, una solitudine scelta e cercata. Il fatto è che Gesù cerca di andare fino in fondo nella comprensione del dramma del martirio del Battista. Qual era il progetto di Dio? Che cosa diceva il Padre con quel segno? Probabilmente Gesù iniziava ad intuire che la kenosis (svuotamento) richiesta al Battista era la stessa che il Padre stava per domandare anche a Lui…!

 

Per questo Gesù ha necessità di trovare tempi e spazi di silenzio e solitudine per riflettere e meditare, con calma, allo scopo di cogliere fino in fondo il significato nascosto nel dramma del martirio del Battista….

 

Gesù s’immerge pertanto nel deserto della sempre difficile adesione alla volontà del Padre! Matteo qui forse ha presente tre elementi dell’esperienza di Mosè ai tempi dell’esodo. Il primo riguarda come il popolo, per prendere le distanze dal faraone, avesse dovuto inoltrarsi nel deserto, il secondo è Gesù nuovo legislatore del popolo nel grande “sermone della montagna”. Infine, il terzo elemento riguarda il coinvolgimento dei dodici discepoli nella traversata del mare, come il popolo al seguito di Mosè.

 

Come Mosè guidò il suo popolo nel deserto, così Gesù si lascia guidare dal Padre (e guida i discepoli), nel deserto dell’anima. Esso va compreso soprattutto come un luogo esistenziale in cui sentendoci smarriti, perdiamo la capacità d’orientarci. Quando smarriamo i nostri riferimenti abituali, ci troviamo nel deserto, tempo di paura in cui ci sentiamo vulnerabili.

 

Nel deserto accade però qualcosa: la gente lo segue, perché affamata d’una parola capace d’orientare / riorientare la vita. Gesù legge in questo la volontà del Padre suo e, colmo di divina compassione, rimane tutto un giorno ad insegnare la Parola che salva….

 

Dopo una giornata così, cala la sera: esso è il momento in cui la parola non basta più: abbiamo ascoltato, imparato, gioito, ma quando la fame morde il nostro corpo, arriva anche la tentazione di pensare che la parola non basti. Dio basta alla mia vita?

 

Se i discepoli vogliono inviare la folla in paese a comprare il pane è perché non credono che Gesù basti loro…Tante volte facciamo così anche noi: ascoltiamo la parola, la studiamo e la meditiamo anche, ma riteniamo che i problemi della vita “siano un’altra cosa” e li affrontiamo con i criteri del senso comune, del cosiddetto “buon senso” o “senso pratico”.

 

Gesù prima di tutto invita a prendere consapevolezza di quello che avevano: qui emergono i cinque pani e i due pesci, in cui il numero sette in ebraico simboleggia una pienezza. Come se Gesù li invitasse a prendere consapevolezza che avevano tutto ciò di cui c’era bisogno, e quindi a non esitare… A quel punto Gesù si limita ad invitare a condividere quel sette, quella pienezza di grazia, di amore e di beni.

 

Qui possiamo notare che mentre la logica umana è sempre quella di moltiplicare, fare di più, essere più efficienti, l’invito evangelico di Gesù è invece quello di dividere i beni, ridistribuendo i doni che già ci sono nel momento presente… Sarà tuttavia proprio in quel poco che Dio potrà rivelare il di più della sua presenza e del suo amore, se noi saremo capaci di offrirlo, spezzarlo, condividerlo fraternamente. Proprio in questa normalità si nasconde il miracolo di un’abbondanza sufficiente per tutti.

 

L’abbondanza non si trova nelle ricchezze che cerchiamo lontano da noi, ma nei beni ordinari, che forse sappiamo appena di avere a nostra disposizione qui e ora, a nostra portata. Se avremo il coraggio e la fiducia di espropriarci del poco che abbiamo, per dividerlo e condividerlo, ebbene quale poco lieviterà in modo sorprendente e crescendo si moltiplicherà! Doniamo una cosa e dentro ne crescono tre! “Tutti mangiarono e furono saziati, e portarono vie dodici ceste piene di pezzi avanzati” (v.20).

 

Il timore di non avere pane a sufficienza viene smentito dalla realtà: le dodici ceste di pane avanzato diventeranno per la comunità cristiana di tutti i tempi il memoriale di quella generosità e fecondità di cui Dio è capace quando incontra la nostra disponibilità a collaborare con Lui….

 

Memoriale sì ma, nel medesimo tempo, anche profezia perenne per la Chiesa: la medesima fecondità infatti si verificherà ogni volta che i discepoli di Gesù, imitando l’agire del loro maestro, condividendo i beni di cui sono benedetti, useranno lo stesso modo di rispondere alla povertà ed alla fame dei poveri.
 

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